Occhio & Sole

Occhio e sole

I bambini per la loro pelle chiara e delicata con un sistema di termoregolazione ancora non bene efficiente come quello degli adulti sono più esposti al rischio di scottature e di danni gli occhi. Inoltre sono esposti al sole molte più ore di un adulto (in media un bambino è esposto tre volte più di un adulto). Ed è ormai accettato che le ustioni solari sofferte durante l’infanzia aumenterebbero notevolmente il rischio di cancro alla pelle in età adulta. Da un’indagine pubblicata su Pediatrics a cura del Committee on Environment Health dell’American Academy of Pediatrics, è emerso che circa l’80% dell’esposizione al sole è concentrata entro i primi 18 anni d’età. È in questa fascia d’età e, in particolare nei primi anni di vita, quindi, che occorre la massima protezione ai raggi solari. Mentre è solo dell’8%, la percentuale di bambini costantemente riparati dal sole con pantaloncini, magliette e occhiali e cappellini.

Per la particolare posizione geografica dell’Italia e il connaturale amore per il mare, ci si espone, a volte in maniera eccessiva, soprattutto durante il periodo estivo, al sole, senza una adeguata conoscenza dei possibili danni prodotti dalle radiazioni solari (comprese quelle della lampade artificiali abbronzanti). Ritengo molto importante sottolineare in questa scheda, la portata del rischio che una sovraesposizione alla luce solare può comportare a carico degli occhi, soprattutto nei bambini. Questi infatti non solo hanno minori difese fisiologiche contro le radiazioni solari, ma sono esposti al sole molte più ore di un adulto (in media un bambino è esposto tre volte più di un adulto). Tale condizione comporta una più rapido raggiungimento dell’esposizione totale (già all’età di 18 anni i giovani presentano il 50% dell’ esposizione totale e a 21 raggiungono l’80%) e di deve ricordare che gli effetti delle esposizioni sono cumulativi e che permangono per tutta la vita.

La radiazione luminosa

Nel disegno è rappresentata in scala di lunghezza d’onda la radiazione elettromagnetica solare e nello schema a destra, troviamo accanto alla luce visibile, i raggi ultravioletti (invisibili), nella tonalità del viola. I raggi UV si suddividono in UVC (200-280 nm), UVB (280-315 nm), e UVA (315-400 nm). I raggi Ultravioletti C (UVC) , sono pericolosissimi per l’uomo, ma fortunatamente vengono bloccati dall’ozono presente nell’atmosfera, che impedisce loro di arrivare sulla terra. Gli ultravioletti B (UVB) sono i raggi che, penetrando a livello epidermico, provocano l’abbronzatura, ma possono anche essere la causa di arrossamento della pelle (eritema) e di danni a carico degli occhi. Infine gl ultravioletti A (UVA) penetrano negli strati profondi dell’epidermide e sono responsabili dell’invecchiamento cutaneo e possono portare alla formazione di piccoli tumori della pelle (melanomi).

I raggi luminosi emessi dal sole sono formati da un insieme di particelle dotate di energia chiamate fotoni ed arrivano sulla Terra sottoforma di radiazioni (radiazione solare o spettro solare). Tale radiazione che, in rapporto alla lunghezza d’onda si estende dai 200 ai 1800 nanometri (nm), è formata in percentuale dal 3% di raggi UV, (invisibile), per il 37% dalla radiazione visibile e per il 60% di raggi infrarossi (termica). Le lunghezze d’onda più corte, dai 200 a 400 nm, sono le radiazioni ultraviolette (UV). Le lunghezze d’onda tra 400 e 760 nm includono tutto lo spettro del visibile. Mentre i raggi infrarossi (IR) che provocano calore, vasodilatazione e sudorazione, hanno una lunghezza d’onda tra 760 e 1800 nm. Il grado di pericolosità della radiazione solare dipende dalla sua energia (e quindi dalla lunghezza d’onda). Quanto più la lunghezza d’onda è corta e tanto più la sua pericolosità è maggiore. (La pericolosità della radiazione elettromagnetica è legata alla sua capacità di interagire con le molecole organiche che nel nostro caso costituiscono l’apparato visivo)
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Il buco dell’ozono e gli UV

L’immagine è stata rielaborata dalla guida pratica del GLOBAL SOLAR UV INDEX (PDF, 18 pp., 429KB) Raccomandazioni sull’indice UV della World Health Organization e sui danni alla salute sempre dal WHO .

La luce ultravioletta è quella più carica di energia dello spettro solare e pertanto è la più pericolosa per la cute e per gli occhi. La riduzione dello strato atmosferico di ozono (il famoso buco che pare potrà tornare a livelli di normalità nel 2050) e l’intensificazione dell’attività industriali sono responsabili in queste ultime decadi, di un incremento dei raggi UV che giungono sulla superficie terrestre e quindi della maggior esposizione dei nostri occhi a questi agenti dannosi. Per fortuna i raggi UVC, i più energetici e quindi i più pericolosi, non raggiungono la superficie terrestre perché assorbiti completamente dai gas della stratosfera. Nel determinismo del danno da radiazione solare, oltre al tipo di radiazione e al tempo di esposizione è importante considerare l’irradianza, cioè l’intensità di raggi UV che raggiunge la superficie terrestre e quindi la cute e i nostri occhi. Alcuni fattori che influenzano l’irradianza, includono l’ora del giorno, la stagione, la latitudine (vicino all’equatore i livelli di UV sono maggiori), l’altitudine, le condizioni atmosferiche. Mentre l’irradianza degli UVA, che sono meno energetici degli UVB, ha la stessa intensità in tutta la giornata, l’irradianza UVB è massima tra le 10 e le 14 (ora solare, cioè tra le 11 e le 15, ora legale). Quindi la quantità di UVA assorbita può essere, in una giornata, da 10 a 1000 volte maggiore rispetto a quella degli UVB. Questi sono quasi esclusivamente responsabili del conosciuto eritema solare (che può svilupparsi anche nei giorni nuvolosi poiché il 70-80% dei raggi UV penetra lo strato delle nuvole che filtrano invece i raggi infrarossi abbassando la temperatura). Inoltre ogni 1000 metri di altitudine l’intensità dei raggi UVB aumenta del 14% circa dato che deve rende “obbligatorio” uso degli occhiali protettivi in montagna e in particolare sulla neve (le superfici bianche e i metalli lucenti riflettono fino al 70% dei raggi UV). Al mare invece bisogna rammentare che la sabbia bianca riflette fino al 25% dei raggi UVB mentre l’acqua ne riflette dal 5% fino al 95% quando il sole è in verticale. Condizioni particolari che anche se siamo all’ombra, sotto l’ombrellone, non ci proteggono adeguatamente da una forte irradiazione di raggi riflessi. Un discorso a parte meritano le lampade abbronzanti. L’ICNIRP (International Commission on Non-Ionizing Radiation Protection), il più autorevole organismo scientifico internazionale in materia di rischi da radiazioni non ionizzanti, nel documento “Health issues of ultraviolet tanning appliances used for cosmetic purposes” (in inglese), pubblicato nel gennaio 2003, fornisce raccomandazioni per limitare l’uso estetico di apparecchiature emittenti radiazione UV e per minimizzare i rischi dell’esposizione ai fini di abbronzatura.

Che cosa è l’indice UV?

L’indice UV è un indice numerico che indica l’intensità della radiazione ultravioletta solare che giunge sulla terra. Viene adottato a livello internazionale per informare sul possibile rischio derivante da un’eccessiva esposizione al sole nei vari periodi dell’anno e nelle varie aree geografiche. La scala proposta al sito http://www.epa.gov/sunwise/uviscale.html si estende con valori da 0 a 16 a seconda della gravità:

L’indice UV è un indice numerico che indica l’intensità della radiazione ultravioletta solare che giunge sulla terra. Viene adottato a livello internazionale per informare sul possibile rischio derivante da un’eccessiva esposizione al sole nei vari periodi dell’anno e nelle varie aree geografiche.

Assorbimento della radiazione solare

La cornea assorbe il 100% delle radiazioni inferiore a 280 nm e lascia passare le radiazioni via via che si avvicinano alla lunghezza d’onda del visibile (400-700nm) per tornare ad una assorbimento del 90% al di sopra dei 1400 nm e totale al di sopra dei 1950 nm. Così anche l’umor acqueo ed il cristallino partecipano alla filtrazione della radiazione che supera la cornea, come riportato in figura. La [size1]retina riceve quindi oltre le radiazioni visibili anche le radiazioni dai 760 ai 1400 nm e quelle inferiori ai 400nm ad alta energia violetta e blu, che sarebbero quelle maggiormente indiziate negli effetti fototossici alla macula.

La componente più pericolosa per la pelle e per gli occhi, pur essendo quella dello spettro solare presente in minor quantità è quella ultravioltetta, in quanto possiede energia sufficiente per spezzare i legami chimici, provocando danni irreversibili. Si riteneva in passato che i raggi UVA, possedendo minor energia, fossero meno nocivi rispetto agli UVB (che penetrano solo fino all’epidermide), mentre recenti dati dimostrano che non solo gli UVA penetrano più profondamente nel derma contribuendo ampiamente al fotoinvecchiamento, ma la quantità degli UVA che raggiunge la terra è da 10 a 1000 volte maggiore di quella degli UVB. Infatti oramai è noto che gli effetti dannosi sono dose-comulativi ossia aumentato con il tempo di esposizione.

Effetti della radiazione solare sull’occhio

La radiazione ultravioletta pur essendo la componente dello spettro solare presente in minor quantità, è la componente più pericolosa in quanto ha energia sufficiente per spezzare i legami chimici, provocando danni a carico dell’occhio come lo pterigio, la [size1]pinguecola, la cheratite, la [size1]cataratta senile e la [size1]degenerazione maculare senile, nonchè una percentuale maggiore dello sviluppo di tumori a carico della cute perioculare.

L’esposizione eccessiva alla luce solare, oltre ai diretti ed ampliamente dimostrati danni alla pelle con aumentato rischio di alterazioni tumorali, è responsabile di ben riconosciute patologie a carico dell’occhio. I danni da radiazione ultravioletta si riscontrano a carico della congiuntiva, della cornea, dell cristallino e della retina.

I raggi UV e congiuntiva (la pinguecola)

Le delicate cellule della superficie dell’occhio (epitelio corneale e congiuntivale) possono essere danneggiate dalla radiazione ultravioletta che può essere responsabile di bruciore, fitte, sensazione di ‘corpo estraneo’ (cheratite attinica che è la stessa dei saldatori che non usano i filtri), sino alle manifestazioni più evidenti di tipo degenerativo come la pinguecola e lo pterigio, (tessuto neocongiuntivale che tende ad invadere la superficie corneale che nei casi evoluti può portare a serie complicazioni visive).

Le delicate cellule della superficie dell’occhio (epitelio corneale e congiuntivale) possono essere danneggiate dalla radiazione ultravioletta che può essere responsabile di bruciore, fitte, sensazione di ‘corpo estraneo’ (cheratite attinica che è la stessa dei saldatori che non usano i filtri), sino alle manifestazioni più evidenti di tipo degenerativo come la pinguecola e lo pterigio, (tessuto neocongiuntivale che tende ad invadere la superficie corneale che nei casi evoluti può portare a serie complicazioni visive).

I raggi UV e cornea (lo pterigio)

A sinistra (a luce blu, colorata con fluoresceina) la sofferenza dell’epitelio corneale conseguenza dell’esposizione alla luce ultravioletta intensa (ecco perché nei centri di abbronzatura vengono forniti degli occhialini fortemente schermanti). Al centro un pterigio nasale iniziale: (il neotessuto sta per svilupparsi sulla cornea) a destra uno avanzato pterigio recidivato invadente la zona ottica corneale. Lo pterigio è dato dall’anomala invasione “benigna” della congiuntiva (la mucosa trasparente dell’occhio), che si vascolarizza e presenta una crescita più o meno estesa (come si vede dalle foto) sulla superficie corneale. Più frequentemente si sviluppa sul lato nasale (90%), ma può invadere la cornea anche dal suo lato esterno (temporale). Generalmente asintomatico, a volte si associa a sindrome dell’occhio secco o viceversa la sua presenza determina instabilità del film precorneale con sintomi di bruciore e sensazione di corpo estraneo. Raro nei bambini, normalmente è colpito un occhio solo ma può svilupparsi in entrambi, nei soggetti adulti ed anziani (molto più frequente nelle popolazioni che vivono vicino all’Equatore e nei climi caldi). La causa di questo anomalo sviluppo è sconosciuta, ma lo pterigio si presenta, di solito, nelle persone esposte alla radiazione ultravioletta (che passano molto tempo all’aperto), specialmente in ambienti polverosi e ventosi. A volte inizia l’invasione della cornea da una pinguecola preesistente oppure una volta iniziata la crescita sulla cornea, può arrestare il suo sviluppo per anni. Più raramente continua a crescere raggiungendo la zona ottica della cornea ed interferendo così con la visione. La terapia conservativa prevede la protezione dagli agenti atmosferici, dalla radiazioni solari (UV) e l’uso di colliri a base di cortisone per periodi limitati di tempo (e per casi selezionati) e lubrificanti. Al primo segno di coinvolgimento corneale, o quando sintomatico, lo pterigio può essere escisso chirurgicamente, anche se sono frequenti le recidive.

Come la pelle, anche la cornea, in particolare l’epitelio corneale subendo gli effetti dannosi della radiazione ultravioletta, può essere interessata da fenomeni di irritazione con bruciore, sensazione di corpo estraneo, secchezza. Dal punto di vista clinico tali sintomi si presentano con una forma acuta: la cheratite attinica quando l’esposizione è stata breve ma intensa (per esempio nei saldatori che non usano le adeguate lenti di protezione, ma anche come conseguenza del forte irraggiamento al sole sulla neve o sulla superficie del mare senza protezione di occhiali), che risolve in qualche giorno con colliri e bendaggio, ma a volte può residuare la sensazione di occhio secco per mesi. Nella forma cronica di esposizione alla radiazione ultravioletta si può sviluppare invece uno pterigio.

I raggi UV e il cristallino (la cataratta)

Il cristallino assorbe la maggior parte delle radiazioni dell’ultravioletto al di sotto dei 400 nm e l’esposizione a questa radiazione sembra una delle concause che determinano l’evoluzione dalla sua perfetta trasparenza (a sinistra) alla formazione della cataratta (al centro la nucleare a sinistra la corticale) con grave riduzione della qualità visiva. Oggi la cataratta si asporta mediante un intervento di pochi minuti con dell’anestetico collirio e si impianta al suo posto un cristallino artificiale (IOL, intra ocular lens) che oltre a correggere il difetto rifrattivo è dotato di totale protezione per la radiazione UV per la protezione della retina.

Il cristallino è la lente trasparente all’interno dell’occhio che ci consente la focalizzazione delle immagini sulla retina ed è responsabile della messa a fuoco per vicino (accomodazione). Assorbe la maggior parte delle radiazioni dell’ultravioletto al di sotto dei 400 nm, ma proprio per questa sua capacità è stata riconosciuta una più frequente e rapida perdita della sua trasparenza (cataratta, prevalentemente corticale) nei soggetti esposti alla luce solare per gran parte della loro vita. Oggi nei pazienti operati di cataratta, viene impiantato quasi sempre un cristallino artificiale (la IOL, intra ocular lens, che è schermata per l’UV) e che quindi protegge la retina dalla radiazione UV, ma sembra, da un recente studio, che questa protezione sia inferiore a quella di un cristallino naturale di mezza età. Infine nei soggetti che hanno subito l’asportazione del cristallino senza impianto di quello artificiale (per intolleranza o per alta miopia) le lenti del loro occhiale devono essere obbligatoriamente schermate al 100% dagli UV.

I raggi UV e la retina (la degenerazione maculare senile, DMS)

Mentre la correlazione tra esposizione alla radiazione solare e l’insorgenza della degenerazione maculare senile è ancora oggi controversa e solo ulteriori studi multicentrici la potranno chiarire definitivamente, sembra orami consolidato il concetto che una adeguata protezione dalla radiazione solare con l’impiego di cappelli e di occhiali da sole, che dovrebbe iniziare dall’infanzia e proseguire per tutta la vita, sia il modo più semplice ed economico per garantire il futuro della nostra vista. A sinistra una macula normale, al centro una colpita da degenerazione maculare atrofica (secca), a destra una degenerazione maculare essudativa (umida). Mentre la correlazione tra esposizione alla radiazione solare e l’insorgenza della degenerazione maculare senile è ancora oggi controversa e solo ulteriori studi multicentrici la potranno chiarire definitivamente, sembra oramai consolidato il concetto che una adeguata protezione dalla radiazione solare con l’impiego di cappelli e di occhiali da sole, che dovrebbe iniziare dall’infanzia e proseguire per tutta la vita sia il modo più semplice ed economico per garantire la il futuro della nostra vista.

Dalla radiazione solare può essere interessata, anche in maniera grave con danni irreversibili, la parte più importante per la visione della retina: la macula con lo sviluppo della degenerazione maculare senile. Ne parlo approfonditamente nella scheda apposita, ma in questo paragrafo viene valutata la corresponsabilità nella sua eziopatogenesi, della radiazione UV. La partecipazione della radiazione solare allo sviluppo della degenerazione maculare senile è ancora fonte di discussione. Infatti come detto nei paragrafi precedenti, la retina umana è protetta dalla radiazione ultravioletta dalla cornea, che assorbe le radiazioni inferiore a 295 nm e dal cristallino che assorbe quelle inferiori ai 400 nm,(questa è la ragione per cui non possiamo vedere gli UV : normalmente non raggiungono la retina fotosensibile), ma è la parte ad alta energia violetta e blu del visibile che raggiunge la retina ed è probabilmente responsabile degli effetti dannosi. Uno studio recente (su 3684 pazienti per 5 anni e su 2764 per 10 anni) ha indicato che coloro che sono esposti al sole estivo per più di 5 ore al giorno nei loro anni dall’adolescenza sino ai 30, hanno una probabilità doppia di sviluppare precocemente le modificazioni tipiche della degenerazione maculare (soft drusen e alterazioni dell’epitelio pigmentato retinico). In questi soggetti, la probabilità di sviluppare precocemente la degenerazione maculare è considerevolmente ridotta se vengono indossati degli occhiali da sole o dei cappelli almeno per la metà del tempo in cui sono esposti al sole estivo. L’esposizione maggiore alla “luce blu” sarebbe in rapporto ad un aumentato sviluppo di degenerazione maculare, ma altri studi non rilevano significative correlazioni tra degenerazione maculare senile e l’esposizione alla radiazione solare, al colore dell’iride e ai cambi di colore dell’iride e al colore dei capelli. Comunque numerose patologie maculari hanno come fattore concausale (o causale) la radiazione solare (retinopatia solare, edema maculare cistoide, degenerazione maculare legata all’età). Sarebbe quindi la componente blu/violetta della radiazione solare che raggiunta la macula indurrebbe la liberazione di molecole particolarmente aggressive, dette radicali liberi, che sono i responsabili dei danni ai fotorecettori retinici (coni e bastoncelli). L’alterato metabolismo comporta l’accumulo, nello spessore della retina stessa di prodotti tossici e formazioni di depositi (ammassi giallastri chiamati drusen) e perdita dei fotorecettori e delle cellule dell’epitelio pigmentato retinico che caratterizzano le fasi iniziali della DMS (nella forma secca) sino ad arrivare anche alla formazione di nuovi vasi sanguigni più fragili (neovasi) la cui rottura comporta edema ed emorragie (DMS umida od essudativa) con grave e spesso irreversibile riduzione della vista.

Come scegliere gli occhiali da sole

Gli occhiali da sole devono consentire una adeguata filtrazione dalla radiazione solare sia visibile (400-700nm) che dalla radiazione ultravioletta (invisibile 400nm ) ma non solo, svolgono anche un compito di protezione “fisica” dell’occhio. Devono infatti proteggerlo dall’aria, dal vento, dai pollini e dalla polvere. Indispensabili per chi indossa lenti a contatto e vuole eseguire attività “controvento” (bicicletta, moto, etc.) che asciugherebbero il film lacrimale e favorirebbero l’ingresso di pulviscolo, sono da considerare “obbligatori” nei bambini e negli adulti esposti alla radiazione solare. Un esempio della rifrazione della luce in rapporto all’angolo di incidenza e alla lunghezza d’onda è al sito http://ww2.unime.it/weblab/ita/RefractionOfLight/lightrefract_ita.htm

L’occhiale da sole (che che L’Unione Europea ha classificato come D.P.I., Dispositivi Protezione Individuale) deve consentire una adeguata protezione dalla radiazione solare (visibile), dalla radiazione ultravioletta (invisibile) ma non solo. Infatti l’occhiale da sole ci deve proteggere anche dall’aria dal vento, dalla polvere e dai pollini (l’uso dell’occhiale da sole nei soggetti allergici si traduce infatti in una minore quantità di pollini che raggiungono gli occhi). Dopo quanto detto nei paragrafi precedenti, è più chiara l’importanza della protezione solare soprattutto nei primi anni di vita e in particolare gli occhi del bambino, ancor più che nell’adulto, devono essere protetti da occhiali da sole schermanti adeguati ed eventuale cappello con tesa ampia. Fortunatamente sono già disponibili occhiali da sole anche per i piccoli al di sotto dei 3 anni, colorati, morbidi e con una resistenza e sicurezza a prova di bambino. L’impiego di occhiali da sole protettivi, iniziato in giovane età, deve poi proseguire per tutta la vita perché minimizzare l’esposizione alle radiazioni solari rallenta l’invecchiamento dei tessuti oculari e ritarda l’insorgenza delle malattie. La prevenzione deve essere più rigorosa in condizioni di particolare esposizione (sulla neve, etc) e nel periodo estivo, dove il naturale incremento della luminosità ambientale e della quantità dell’irradiazione ultravioletta può provocare fenomeni di abbagliamento e affaticamento degli occhi.

Come scegliere gli occhiali da sole: la montatura

Scegliere una montatura, magari di raffinato design, ma non adatta al proprio viso (o con lenti troppo piccole), che non consente una adeguata protezione nei confronti di raggi incidenti lateralmente e dall’alto vanifica i benefici dell’uso dell’occhiale da sole (è stato verificato che per effetto della luce riflessa fino al 2-5% dell’ultravioletto può arrivare all’occhio). La montatura dovrebbe quindi coprire bene il contorno degli occhi per non lasciare passare raggi solari lateralmente o dall’alto. Per esempio, in ambienti con forte irraggiamento solare (in alta montagna, sui ghiacciai, in mezzo al mare e ambienti simili), gli sciatori, gli alpinisti e gli skipper utilizzano da sempre occhiali molto scuri (spesso con lenti a specchio in quanto il potere filtrante di una lente viene aumentato di circa 1/4 di grado quando viene specchiata), a totale protezione ultravioletta, spesso chiusi lateralmente che come ci ricorda la già citata ICNIRP (International Commission on Non-Ionizing Radiation Protection), i raggi laterali possono raggiungere più facilmente l’epitelio germinativo del cristallino negli occhiali che non proteggono lateralmente l’occhio favorendo l’insorgenza della cataratta. D’altro lato soprattutto alla guida, (i cristalli dell’auto già offrono una sufficiente protezione nei confronti dei raggi ultravioletti), una montatura che riduca il campo visivo laterale (con stanghette laterali troppo grosse o alte e lenti che causano distorsione dell’immagine ai lati) sono altresì sconsigliabili. La scelta della montatura va quindi ponderata a seconda delle proprie caratteristiche fisionomiche e in rapporto al tipo di protezione che vogliamo avere in rapporto alle diverse esigenze di esposizione al sole, magari con l’utilizzo di differenti paia di occhiali ognuno specifico per tale scopo.

Scegliere una montatura, magari di raffinato design, ma non adatta al proprio viso (o con lenti troppo piccole), che non consente una adeguata protezione nei confronti di raggi incidenti lateralmente e dall’alto vanifica i benefici dell’uso dell’occhiale da sole (è stato verificato che per effetto della luce riflessa fino al 2-5% dell’ultravioletto può arrivare all’occhio). La montatura dovrebbe quindi coprire bene il contorno degli occhi per non lasciare passare raggi solari lateralmente o dall’alto. Per esempio, in ambienti con forte irraggiamento solare (in alta montagna, sui ghiacciai, in mezzo al mare e ambienti simili), gli sciatori, gli alpinisti e gli skipper utilizzano da sempre occhiali molto scuri (spesso con lenti a specchio in quanto il potere filtrante di una lente viene aumentato di circa 1/4 di grado quando viene specchiata), a totale protezione ultravioletta, spesso chiusi lateralmente che come ci ricorda la già citata ICNIRP (International Commission on Non-Ionizing Radiation Protection), i raggi laterali possono raggiungere più facilmente l’epitelio germinativo del cristallino negli occhiali che non proteggono lateralmente l’occhio favorendo l’insorgenza della cataratta. D’altro lato soprattutto alla guida, (i cristalli dell’auto già offrono una sufficiente protezione nei confronti dei raggi ultravioletti), una montatura che riduca il campo visivo laterale (con stanghette laterali troppo grosse o alte e lenti che causano distorsione dell’immagine ai lati) sono altresì sconsigliabili. La scelta della montatura va quindi ponderata a seconda delle proprie caratteristiche fisionomiche e in rapporto al tipo di protezione che vogliamo avere in rapporto alle diverse esigenze di esposizione al sole, magari con l’utilizzo di differenti paia di occhiali ognuno specifico per tale scopo.

Come scegliere gli occhiali da sole: le lenti.

L’occhiale da sole di qualità oltre a filtrare efficacemente la luce solare, deve permettere di vedere bene le immagini, senza distorsioni o riflessi e deve assorbire il 100% dei raggi UV e fino al 96% del violetto/blu. In quest’ultimo caso l’obiettivo, dal punto di vista della protezione, è di ridurre la quantità di luce Viola-Blu (radiazione compresa tra 380 e 500nm) che raggiunge l’occhio. La riduzione di questa componente porta ad una colorazione tendenzialmente marrone del filtro e la relativa enfatizzazione dei colori rosso-marroni. (Al fine di aumentare la protezione, l’assorbimento UV è stato esteso fino a 400 nm, comprendendo una piccola zona del visibile che ha scarsi effetti sulla visione. Per questo motivo, nonostante le norme stabiliscano che la radiazione ultravioletta si fermi a 380nm, parla comunemente di filtri UV400).

Le lenti di un occhiale da sole di ottima qualità (come prevedono le regole stabilite dagli organismi comunitari), devono ovviamente permettere di vedere bene le immagini, senza distorsioni o riflessi e oltre a filtrare efficacemente la luce solare, devono assorbire il 100% dei raggi UV (ma tutti gli occhiali dovrebbero offrire protezione completa dagli radiazioni ultraviolette), e fino al 96% del violetto/blu, (se l’assorbimento della luce violetta/blu fosse del 100% si produrrebbero gravi distorsioni cromatiche: il blu e il violetto apparirebbero grigi, il giallo sarebbe sbiadito, il viola sembrerebbe rosso. Ma fino al 96% delle radiazioni violette/blu può essere eliminato senza conseguenze sulla visione dei colori).

 

Per quello che concerne il colore delle lenti non esistono particolari condizionamenti e la scelta può essere fatta in rapporto al gusto personale. Va ricordato però che lenti intensamente colorate alterano la percezione cromatica e sono quindi poco indicate per guidare o lavorare, mentre vanno bene per il tempo libero. Fra i vari colori a nostra disposizione scegliamo quello che più è utile per la funzione specifica dell’occhiale, ricordando che:
• il GIALLO o l’ARANCIO, riducono la trasmissione dei raggi blu e falsano i colori, accentuano i contrasti, ma con il sole possono dare fastidio. Le lenti di questo colore sono consigliate per lo sci o in condizioni di bassa luminanza ambientale e basso contrasto (in caso di nebbia, pioggia o con il cielo coperto)
• le lenti BLU, dando una visibilità più simile al bianco e nero, sono consigliate a chi ha difficoltà a vedere da vicino e agli ipermetropi e sconsigliate nella guida e per tutte le attività che richiedono precisione visiva.
• le lenti ROSA hanno effetto riposante. Sono adatte per la correzione della vista per le lenti da sole graduate
• le lenti di coloreGRIGIO sono riposanti e non alterano i colori dell’ambiente. Ma possono falsare la percezione delle distanze. Poco indicate quindi per la guida, sono adatte per ridurre l’abbagliamento a chi indossa le lenti a contatto.
• molto diffuse sono le lenti MARRONE che fanno risaltare il verde, offrono solitamente un’eccellente protezione dai raggi solari nocivi (non proteggono però in caso di forte luminosità come in alta montagna), favoriscono la messa a fuoco e sono anti-abbagliamento (a patto che la tonalità non sia troppo intensa). Sono consigliate per chi ha problemi di miopia.
• le lenti VERDi, sono molto riposanti, ma possono peggiorare il contrasto delle immagini. Sono sconsigliate ai miopi perché possono falsare la messa a fuoco degli oggetti e consigliate, come quelle BLU, per gli ipermetropi. Mettono in risalto il blu del cielo e del mare.

Il peso delle lenti è per qualcuno, soprattutto nei soggetti con ametropie importanti, un fattore limitativo oggi ottimamente risolto con l’utilizzo di lenti in materiale plastico (policarbonato) che a peso decisamente inferiore rispetto alle tradizionali lenti in cristallo offre quasi la stessa qualità e protezione dagli UV. Infine se si vuole mantenere la correzione di difetti elevati con lenti in vetro, si deve ricordare che loro peso e la loro forma condiziona necessariamente la scelta la montatura, problema che ancora più si presenta nella necessità di doverle sostituire se si passa da un ambiente fortemente illuminato ad uno a bassa luminanza. Per tali esigenze, sono state progettate le lenti di tipo fotocromatico, che diventano progressivamente più scure di ( 20-40%) a seconda della maggior esposizione alla luce che sono efficacemente in grado di proteggere l’occhio dai raggi UV. Per i soggetti con iridi chiare e per quelli con particolare fotofobia, in spiaggia o in montagna, nonché oggi pressoché utilizzate negli sport acquatici, nel ciclismo, nel golf, nello sci, nello lo jogging e in tutte quelle condizioni in cui è facile che la luce solare si rifletta su superfici abbaglianti, sono state progettate le lenti lenti polarizzate, che oltre a fermare i raggi ultravioletti, sono in grado di filtrare ed eliminare gli effetti della luce polarizzata, emessi da superfici lucide (la superficie dell’acqua, oppure la sabbia rovente, o la strada assolata) aumentando il contrasto e migliorando la percezione dell’immagine. Le lenti polarizzate consentono, annullando l’abbagliamento del riflesso, a vedere oltre il riflesso stesso, dove l’occhio nudo non può arrivare: attraverso i vetri dell’auto, la foschia, l’acqua abbagliante. Per motivi particolari, come alla guida per esempio, si possono scegliere le lenti con sfumatura degradante (infatti lo sono già i parabrezza delle auto), che per la loro caratteristica consentono un efficace protezione dall’abbagliamento dato dal cielo, pur consentendo di mantenere un ottimale livello di luminanza verso il suolo ed in direzione frontale. Infine l’ultimo ritrovato della tecnologia sono le lenti alla melanina disponibili con colorazioni al 60% e all’80%, assorbono completamente le radiazioni UVA e UVB ed il 95% della luce Blu ad alta energia compresa tra i 400 e 500 nm. In queste lenti viene infatti inclusa della melanina sintetica, in grado di potenziare l’azione della naturale proteggendo la pelle e occhi dalla radiazioni solari, preservando la cute intorno agli occhi daII’invecchiamento precoce dovuto all’esposizione al sole, contribuendo così a ritardare la formazione delle rughe. La melanina consente inoltre di assorbire progressivamente le radiazioni visibili nocive in proporzione alla loro pericolosità (I’UV più del Viola, il Viola più del Blu , il Blu più del Verde e così via) e garantisce una percezione dei colori più vicina a quella reale e di conseguenza una visione più nitida e riposante.

Infine qualche raccomandazione

Sole si, ma senza esagerare altrimenti diventiamo “polli arrosto”.

Un “bagno caldo di sole” provoca certamente stimoli benefici, tra cui la sintesi della vitamina D e la liberazione di citochine, oltre che psicologici. Ma è opportuno per una corretta esposizione, ricordare che:• I raggi ultravioletti passano attraverso le nuvole (oltre il 90%)
• La neve o le superfici bianche riflettono più dell’80% dei raggi UV
• I raggi UV aumentano aumentando con l’altitudine
• Sotto l’ombrellone si ricevono più del 50% dei raggi UV
• Il 95% dei raggi UV penetra nell’acqua
• Il la dose annuale di UV dei lavoratori al coperto è del 10-20% di quella dei lavoratori all’esterno
• Il 50% dei raggi UVB arriva sulla terra tra le 11.00 e le 15.00, ora legale, pertanto evitando l’esposizione in questo intervallo si risparmia il 50% del fotodanneggiamento indotto dagli UVB. Gli occhi devono essere protetti dalla radiazione ultravioletta evitando di esporsi nelle ore centrali della giornata ed utilizzando occhiali da sole adeguati (vedi oltre)
• la sabbia riflette sino al 25% dei raggi UV
• L’uso degli occhiali lenti UV assorbenti e del cappello con tesa diminuisce l’irradiazione a livello del capo e degli occhi con netta riduzione dei danni descritti a carico della vista, inoltre può prevenire i tumori fotoindotti del volto, i più frequenti.
• L’uso di cosmetici o di profumi in particolare nell’area perioculare deve essere evitato prima di esporsi al sole poiché possono contenere sostanze fotoattive, cioè che potenziano il danno dei raggi solari.
• Non usare salviette profumate per la detersione del sudore e la pulizia del corpo durante l’esposizione solare.
• Alimentazione corretta e multivariata. Vitamine e sali minerali aiutano a combattere l’accumulo dei cosiddetti “radicali liberi” che possono danneggiare le diverse strutture oculari e soprattutto la retina. Queste sostanze definite “antiossidanti ” sono la vitamina A, C ed E, il betacarotene e la luteina, elementi come lo zinco e il selenío. Si trovano nella frutta come arance, kiwi, albicocche e nella verdura come peperoni, pomodori, carote e soprattutto quella a foglia verde come spinaci, broccoli, lattuga ecc. E’ dunque consigliabile consumare abbondanti porzioni di questi alimenti che prevengono anche la degenerazione maculare senile.

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