Calazio, Orzaiolo, Meibomite, Blefarite, Dacrioliti

MEIBOMITE1Le palpebre ed in particolare il bordo palpebrale è una regione anatomica complessa e misconosciuta dalla maggioranza dei pazienti. Sebbene i calazi, le blefarite e le meibomiti siano della infiammazioni risolvibili in breve tempo, le alterazioni del film lacrimale che comportano, possono portare alla sindrome dell’occhio secco, che rappresenta invece una condizione di grave disconfort per chi ne è affetto.

Il calazio

Il calazio è una infiammazione cronica (è un lipogranuloma) di una o più ghiandole della palpebra superiore od inferiore (ghiandole del Meibomio dal medico tedesco Heinrich Meibom 1638–1700), deputate alla secrezione della componente lipidica del film lacrimale. Ne possediamo circa 70 per occhio: 40 nella palpebra superiore e 30 nella palpebra inferiore. (Ed in teoria ognuna può essere responsabile della formazione di un calazio).

Ghaindole meibomio

Queste ghiandole sono dotate di un canalino di escrezione (dotto escretore) che è visibile sul bordo della palpebra (freccie gialle della foto) attraverso il quale riversano il loro secreto lipidico andando a costituire la porzione lipidica del film lacrimale, essenziale per il mantenimento della fisiologia della superficie oculare. Infatti una infiammazione cronica a carico di queste ghiandole (MDG Meibomian Glands Dysfunction) è responsabile dellocchio secco, una delle patologie più comuni oculari e della blefarite altra infiammazione cronica delle palpebre.

 

 

Superficie oculare con visualizzazione dello strato lipidico del film lacrimale prodotto dalle Ghiandole di Meibomio (senza questo strato il film lacrimale evaporare subito causando una sindrome da occhio secco)

L’infiammazione diffusa acuta di queste ghiandole (detta Meibomite o blefarite posteriore) è responsabile di un quadro tipico e l’evoluzione può portare ad ostruzione definitiva con formazione di depositi lipidi calcari (dacrioliti) che spesso si associa alla sindrome dell’occhio secco. Inoltre i lipidi aggregati nei dotti vengono essere degradati dalla lipasi batteriche, causando la formazione di acidi grassi liberi, che irritano gli occhi (arrossamento e prurito delle ciglia) e talvolta causano cheratopatia puntata ossia un infiammazione della cornea.MEIBOMITE1

L'infezione ed infiammazione di più ghiandole di Meibomio si chiama Meibomite o blefarite posteriore

L’infezione ed infiammazione di più ghiandole di Meibomio si chiama Meibomite o blefarite posteriore

I dacrioliti

I dacrioliti sono concrezioni caseoso calcaree bianco-giallastre ben visibili abbassando la palpebra inferiore (ma si possono vedere anche sulla superiore) e rappresentano un esito, spesso calcificato, dell’ostruzione delle Ghiandole di Meibomio. Quasi sempre asintomatici, possono manifestare la loro presenza in maniera acuta se la congiuntiva che li ricopre si erode con dolore puntorio, abrasione corneale, irritazione e lacrimazione. Si asportano facilmente con un aghino, ma tendono a riformarsi.

dacrioliti

L’orzaiolo

I calazi differiscono dall’orzaiolo, sia per sede, in quanto quest’ultimo si forma come conseguenza dell’interessamento di ghiandole a secrezione acquosa, le gh. di Zeiss, sia per modalità. Infatti mentre il calazio è un’infiammazione granulomatosa cronica, l’orzaiolo è un’infiammazione acuta piogenica (data quasi sempre da stafilocchi presenti sul bordo palpebrale), con leucociti polimorfonucleati (PMN), necrosi e con formazione di una pustola (una bollicina gialla di pus). Inoltre il calazio è più grande, meno doloroso, con insorgenza più lenta (alcuni giorni) rispetto all’orzaiolo. Tuttavia le due patologie possono coesistere o una condizione può provocare l’altra. Trattandosi comunque in tutte e due casi di infezioni è obbligatoria la sospensione dell’uso di lenti a contatto.

calazio-orzaiolo

Patogenesi del calazio

Le cause legate all’ostruzione dello sbocco della ghiandola possono essere diverse, tra queste fattori ormonali che influenzano la densità dei lipidi secreti (p.e.gli ormoni androgeni aumentano la viscosità del sebo e inoltre le influenze ormonali sulla secrezione sebacea e viscosità potrebbero spiegare la maggior frequenza di calazi alla pubertà e durante la gravidanza), fattori alimentari (per questo è importante una corretta alimentazione con riduzione dei grassi per la prevenzione), una scarsa igiene del bordo palpebrale, fattori infiammatori come la blefarite, mentre la ricerca non ha dimostrato che l’uso di prodotti cosmetici palpebrali sia causa o possa aggravare la condizione. La ghiandola si gonfia apparendo come una tumefazione dura elastica della palpebra, mentre per degradazione dei lipidi da parte degli enzimi batterici presenti s’innesta una con reazione infiammatoria di tipo granulomatoso (con linfociti e macrofagi) che culmina nella formazione del calazio.

Calaziosi multipla. Numerosi calazi presenti sia sulla palpebra superiore che inferiore in entrambi gli occhi

Calaziosi multipla. Numerosi calazi presenti sia sulla palpebra superiore che inferiore in entrambi gli occhi

 

 

 

 

 

 

 

 

A volte i calazi possono essere multipli (calaziosi multipla spesso bilaterale), coalescenti fra loro interessando più ghiandole limitrofe e possono aprirsi svuotando parte del loro contenuto sia sul lato esterno, che sul lato interno della palpebra. Alcune patologie sistemiche si possono associare a calaziosi: la dermatite seborroica, l’acne rosacea, la blefarite cronica, concentrazioni elevati di lipidi nel sangue (possibile rischio di un aumento blocco delle ghiandole sebacee), la leishmaniosi, la tubercolosi, stati di immunodeficienza alcune infezione virale e carcinomi. ). La calaziosi ricorrente in un bambino o un giovane adulto dovrebbe richiedere una valutazione per congiuntivite virale e iperimmunoglobulinemia E (immunodeficienza autosomica dominante primitiva. Molto rara 1:1000000 – sindrome di Job).

Trattamento

Il calazio è un’infiammazione cronica benigna che evolve spontaneamente con una risoluzione positiva nel giro di 4-6 settimane nel 40-50% dei casi. La terapia ne può ridurre il decorso e migliorare la sintomatologia, ma è molto importante che i pazienti comprendano il meccanismo patogenetico suddetto e l’importanza di un’accurata igiene del bordo palpebrale e le misure di salute generali (ad esempio, dieta corretta, il riposo, la gestione dello stress,) per mantenere una buona funzione della pelle. Come detto, il calazio può drenare spontaneamente, ma più frequentemente ha un decorso remittente/intermittente con riattivazione dell’infiammazione acuta a distanza di alcune settimane e spesso può recidivare. Se il calazio è piccolo, asintomatico e poco visibile non necessita di terapia specifica, mentre un trattamento conservativo (con risoluzione nel 50% dei casi), per le forme sintomatiche può essere il seguente:

La terapia medica:

  • la principale terapia consiste nelle modificazioni dietetiche, in particolare nell’evitare gli insaccati ed altri cibi ricchi di lipidi e riduzione dell’alcool, di evitare o ridurre il caffè, cioccolato e cibi altamente raffinati, così come i cibi fritti e quelli che contengono grassi saturi
  • impacchi con compresse di garza calda (per 15 minuti 2-4 volte al giorno) associati a un massaggio energico verso il bordo palpebrale per favorire il drenaggio della ghiandola ostruita
  • detersione del bordo balpebrale (con shampoo per bambini) con cotton fioc per disostruire i dotti escretori delle ghiandole di Meibomio
  • l’uso di alcune pomate con associazione cortisonico/antibiotica 3-4 volte al dì su consiglio dell’oculista
  • Protezione del bulbo oculare limitando l’esposizione UV attraverso l’uso di occhiali da sole e cappelli.(vedi scheda occhio e sole)

 

La blefarite

La blefarite (dal greco Bléfaron, palpebra e -ite, che indica un processo infiammatorio) è una malattia cronica su base costituzionale per la quale non esiste una guarigione definitiva e che richiede lunghi periodi di trattamento per essere tenuta sotto controllo. A proposito delle ghiandole di Meibomio abbiamo visto la meibomite o blefarite posteriore, mentre la blefarite anteriore si riferisce all’ infiammazione a carico delle ciglia e dei follicoli nella parte anteriore del bordo palpebrale ed è divisa in blefarite stafiloccica e seborroica.

Blefarite associata a rosacea

Blefarite associata a rosacea

Molti pazienti affetti da blefarite anteriore presentano malattie sistemiche, come la rosacea e la dermatite seborroica, o ad alterazioni alimen­tari (diabete, insufficienza epatica, ali­mentazione sregolata), od malattie oculari, come sindromi secchezza oculare, calazio, etc. La dermatite seborroica può essere associata a sintomi di prurito del cuoio capelluto, desquamazione e a pelle grassa.

Alla sinistra una palpebra con blefarite a destra normale

Alla sinistra una palpebra con blefarite a destra normale

Comunque sia, la blefarite è secondaria alla colonizzazione batterica delle palpebre che si traduce in invasione diretta microbica dei tessuti, delle ghiandole e dei follicoli con liberazione di tossine batteriche, prodotti di scarto, ed enzimi associata alla risposta immunitaria ed infiammatoria del paziente. La condizione è più tipicamente un decorso cronico con esacerbazioni intermittenti ed eruzioni di malattia sintomatica.

I sintomi tipici sono: prurito ed arrossamento del bordo palpebrale, irritazione, sensazione di corpo estraneo formazione di squamette e detriti alle radici delle ciglia, fotofobia, talvolta lacrimazione e a volte disturbi visivi a cui si possono associare formazione di orzaioli calazi e blefarite posteriore. Tali sintomi sono spesso improvvisamente precipitati dalla permanenza in luoghi fumosi, secchi, ventosi o condizionati.

Blefarite stafilococcica

Blefarite stafilococcica

Nella più comune forma stafilococcica (secca), la ble­farite è caratterizzata dalla presenza di squamette sottili, furfuracee al bordo palpebrale e sulle ciglia, (una volta asportate si riformano prontamente) mentre forma seborroica (oleosa), più frequentemente associata a calazi e orzaioli, oltre al rossore ed al gon­fiore del bordo palpebrale, sono presenti scagliette untuose, ciglia conglutinate a ciuffetti e secrezioni di aspetto grumoso e schiu­moso.

Blefarite da demodex folliculorum

Un tipo particolare di blefarite è data da un acaro che si nutre delle secrezione grasse delle cellule   E’ il demodex folliculorum. A sinistra un follicolo di una ciglis infestato dal Demodex.

Un tipo particolare di blefarite è data da un acaro che si nutre delle secrezione grasse delle cellule
E’ il demodex folliculorum. A sinistra un follicolo di una ciglis infestato dal Demodex.

 

 

 

 

 

 

 

 

Un tipo particolare di blefarite è data da un acaro che si nutre delle secrezione grasse delle cellule e infestando i follicoli delle ciglia può essere responsabile, oltre dei sintomi tipici della blefarite (prurito, arrossamento etc) anche della caduta delle ciglia. E’ il demodex folliculorum (dal greco demos = grasso e des = verme), un acaro vermiforme lungo 0,4 mm e largo 0,04 mm, che vive sulla superficie della nostra pelle prevalentemente a livello dei follicoli piliferi e delle ghiandole sebacee presenti nella cute normale di tutti gli individui, che in particolare condizioni, può comportarsi però come corpo estraneo e innescare reazioni infiammatorie e blefarite (demodicosi oculare). Delle 65 specie descritte, solo il Demodex brevis e Demodex folliculorum si trovano sugli esseri umani. L’infestazione da Demodex è contratta da contatto diretto o da polveri contenenti le uova ed è molto diffuso. In uno studio condotto da Junemann (Junemann A. Demodex folliculorum in chronic blepharitis http://www.onjoph.com/english/demodex.html. Accessed May 20, 2011), ha mostrato che il Demodex folliculorum si trova nel 25% dei soggetti di 20 anni di età, nel 30% dei 50enni e nel 100% nei pazienti di età superiore a 90 anni. Ad intervalli di circa dieci ciglia, uno o più acari Demodex si possono però riscontrare anche in pazienti asintomatici sani. Il Demodex folliculorum è un acaro lungo da 0,1mm a 0,4 mm, vive più spesso in gruppi di numerosi individui, all’interno dei follicoli piliferi prevalentemente delle ciglia e con la testa nel follico facendo fuoriuscire solo la parte del corpo. La presenza del D. folliculorum è associata con blefarite anteriore con sintomi di arrossamento della palpebre, prurito sensazione di corpo estraneo spesso non risolvibili con una semplice terapia a base di colliri.

Ciclo di vita del Demodex. In genere il ciclo di vita Demodex tipico è da 2 a 3 settimane. La femmina depone da 15 a 20 uova all’interno del follicolo pilifero in prossimità delle ghiandole sebacee. Le uova si sviluppano in larve, che alla fine diventano acari adulti a otto zampe. Il Demodex adulto maschio lascerà il follicolo alla ricerca di un compagno, mentre l’acaro femmina adulta rimane nel follicolo. Gli acari sono in grado di camminare circa 10 mm/h e tendono ad essere più attivi nel buio e non sopravvivono oltre le 8 ore lontano dal bulbo pilifero. L’infestazione da D. folliculorum causa iperplasia follicolare con conseguente aumento cheratinizzazione vicino alla base delle ciglia (manicotti e forfora alla radice delle ciglia). Le ciglia infestate dal Demodex spesso sono fragili e si perdono con facilità (madarosi). I pazienti che soffrono di infestazione Demodex possono lamentare prurito della palpebra (soprattutto al mattino) e del sopracciglio, madarosi, sensazione di bruciore e di corpo estraneo, che sembra nascere sotto le palpebre. La blefarite da Demodex si osserva in modo uguale in maschi e femmine ed è legata all’aumento dell’età.

Scopo del trattamento. Non è facile riuscire a risolvere una blefarite da demodex, ma sicuramente il primo obiettivo è quello di educare il paziente alla comprensione delle caratteristiche del ciclo e le abitudini di vita dell’acaro ed una attenta ed accurata pulizia della radice delle ciglia dove esso vive e prolifica. Obiettivi del trattamento della blefarite da Demodex sono: sradicare gli acari adulti e le loro uova, la prevenzione di un ulteriore accoppiamento, evitare la reinfestazione ed alleviare i sintomi del paziente.

Terapia della blefarite

La blefarite è una malattia cronica per la quale non esiste una guarigione definitiva e richiede da parte del paziente un impegno sistematico a lungo termine. L’accurata igiene del bordo palpebrale ed in particolare delle radice delle ciglia e dello sbocco delle ghiandole di Meibomio rappresentano i cardini del trattamento della blefarite. Il paziente deve essere conscio che tale pulizia dovrà essere eseguita per periodi molto prolungati di tempo. Questo gli consentirà di raggiungere uno stato di benessere con minime dosi di farmaci. Infine, tra i consigli utili per chi soffre di blefarite, è importante ricordare un’ade­guata igiene di vita: corretta alimenta­zione ed una migliore funzionalità gastrointesti­nale, possibilmente limitare od eliminare il fumo e il con­sumo di alcool ed infine proteggersi con occhiali da sole negli ambienti inquinati (possibilmente avvolgenti). L’uso occhiali avvolgenti consente, oltre alla protezione dalla radiazione luminosa e dalle polveri e dai pollini, di ricreare parzialmente un microclima tra la lente e la superficie oculare che rallenta l’evaporazione delle lacrime riducendo la sintomatologia che si associa alla blefarite.

L’igiene palpebrale

Un’accurata igiene palpebrale mediante detersione dei bordi palpebrali e della radice delle ciglia gioca un ruolo fondamentale nel controllo della blefarite:

  1. Utilizzare delle compresse di cotone caldo umide, (far bollire un litro d’acqua per 10‘ minuti con dischi di ovatta dentro) o delle garze calde imbevute di acqua o le salviette detergenti (calde) da me prescritte e lasciare 15 minuti sulle palpebre chiuse, magari esercitando un massaggio verso la rima palpebrale (per facilitare l’evacuazione delle ghiandole di Meibomio). Lo scopo è quello di ammorbidire la secrezione solidificata facilitando il distacco delle squame ciliari e di rimuovere i detriti palpebrali.
  2. Detersione dei bordi palpebrali e della radice delle ciglia che si deve effettuare tirando la rima palpebrale a palpebre chiuse con un dito verso l’orecchio e strofinando energicamente la radice delle ciglia (come nelle foto sotto), con la salvietta detergente – dall’angolo palpebrale vicino al naso sino a congiungersi con l’altro dito, rimuovendo completamentente le secrezione ed i detriti alla base delle ciglia, la forfora, e le squamette qui presenti.
  3. Effettuare la pulizia dei dotti delle ghiandole di Meibomio (con un cotton fioc come nel video sopra postato). Se correttamente eseguita tale igiene, gioca un ruolo fondamentale nel controllo della blefarite e della Meibomite quasi sempre associata, in quanto rimuove i detriti palpebrali (altrimenti colonizzati dai batteri), riduce la loro proliferazione per l’azione meccanica e battericida del detergente, libera i dotti delle ghiandole di Meibomio, consentendo una minore evaporazione e stabilizzazione del film lacrimale, che si traduce in un rapido e netto miglioramento della sintomatologia (si riducono quasi subito bruciore, prurito, arrossamento, etc)
La detersione dei bordi palpebrali e della radice delle ciglia si effettua tirando la rima palpebrale a palpebre chiuse con un dito verso l’orecchio e strofinando energicamente la salvietta detergente dall’angolo palpebrale vicino al naso sino a congiungersi con l’altro dito rimuovendo completamentente le secrezione ed i detriti alla base delle ciglia, la forfora, e le squamette tipiche della blefarite

La detersione dei bordi palpebrali e della radice delle ciglia si effettua tirando la rima palpebrale a palpebre chiuse con un dito verso l’orecchio e strofinando energicamente la salvietta detergente dall’angolo palpebrale vicino al naso sino a congiungersi con l’altro dito rimuovendo completamentente le secrezione ed i detriti alla base delle ciglia, la forfora, e le squamette tipiche della blefarite

Questo tipo di pulizia deve essere effettua:

  • alla sera per eliminare detriti cellulari, impurità e l’inquinamento che si sono depositate sul viso;
  • al mattino per rimuovere le secrezioni alla radice delle ciglia prodotte durante la notte e il sebo.

Possono essere associate o da me prescritte delle pomate oftalmiche con associazione antibiotico/cortisonico che vengono applicate sul margine palpebrale dopo che è stato bagnato e lavato come su descritto, per periodi brevi di tempo (max 20 gg). Situazioni cliniche particolari possono richiedere un trattamento supplementare.

Con il miglioramento della sintomatologia è possibile ridurre la frequenza di una così rigorosa igiene palpebrale, ma la quotidiana accurata detersione (da effettuare anche quando i sintomi della blefarite non sono evidenti), consente di rimuovere i detriti palpebrali (altrimenti colonizzati dai batteri, riducendone la loro proliferazione per l’azione meccanica e battericida del detergente), che se non eliminati riattivano il processo della blefarite.

Precauzioni: pur non essendo contagiosa la blefarite rappresenta una sede focale di infezione è bene quindi utilizzare federe e asciugamani, etc. separati dagli altri membri familiari ed evitare il contatto ravvicinato nelle fasi acute. Evitare di toccare gli occhi con le dita ed è bene utilizzare, se si ha prurito, le salviette detergenti o fazzoletti di carta da gettare dopo l’uso (sconsiglio fortemente l’uso di fazzoletti di cotone). L’utilizzo di un paio di occhiali protettivi (vanno bene anche quelli da sole possibilmente avvolgenti), consente oltre alla protezione dalla radiazione luminosa e dalle polveri e dai pollini, di ricreare parzialmente un microclima tra la lente e la superficie oculare che rallenta l’evaporazione delle lacrime riducendo la sintomatologia che si associa alla blefarite.

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